Legge bavaglio, il de profundis della libertà di informazione

di Antonella Squicciarini

In quanto aspiranti giornalisti, non siamo riusciti ad evitare un commento al delitto che si sta consumando contro quella libertà che dovrebbe rappresentare il presupposto assoluto del nostro lavoro.

La notizia ormai già tristemente nota ci comunica il voto di fiducia dato dal Senato martedì scorso al disegno di legge sulle intercettazioni. Il ddl, ribattezzato “legge bavaglio”, sta attraversando un iter piuttosto accidentato che ha portato il Governo a porre alcuni emendamenti. Nonostante le modifiche però, la sostanza resta la stessa, i divieti e le limitazioni ancora improponibili.

Le intercettazioni saranno possibili solo di fronte ad evidenti indizi di colpevolezza. Ma anche così, potranno durare per un massimo di 75 giorni, prorogabili di ora in ora, e non potranno poi essere impiegate per indagini diverse da quelle per cui sono state permesse. E, dulcis in fundo, le “cimici” saranno poste solo in luoghi dove si possa essere sicuri si stia svolgendo attività criminosa.

A questo, già  di per sé gravissimo, si aggiunge il divieto di pubblicare testi di intercettazioni fino alla conclusione delle indagini preliminari, con una pena per i giornalisti che va da 1 a 3 anni, e una ingente sanzione pecuniaria per gli editori. Il testo richiede una lettura precisa e una sintesi in poche righe non sarebbe sufficiente per comprendere appieno l’assurdità del provvedimento.

Gesti incisivi alla seduta del Senato di martedì, con l’occupazione dell’aula da parte dei senatori dell’Idv, poi fatti espellere, e con l’uscita in blocco dei senatori del Pd che non hanno votato. Si sono rifiutati di votare anche i sette senatori a vita.

Il risultato è stato forse prevedibile, con 164 voti a favore e 25 contrari. Fuori, un sit-in congiunto: a protestare la Federazione della stampa italiana, il popolo viola, semplici cittadini.

La decisione di promuovere questa legge viene presentata come urgente, per la difesa di una privacy che ormai giornalisti ed editori non rispettano più. Ogni giorno, inevitabilmente, liste, nomi e facce di personaggi noti – politici, per lo più, finiscono sui principali quotidiani. Ogni giorno un nuovo personaggio deve fare i conti con un’opinione pubblica infuriata che chiede chiarimenti. La trafila di smentite, di risate beffarde e di accuse di stampa faziosa hanno stancato e sfiancato una parte politica che ora chiede una legge in difesa della propria privacy. L’interesse personale va a coprire l’interesse collettivo, a sfaldare un diritto radicato in ogni governo democratico: la libertà di informarsi. Solo in questo modo è possibile crearsi una coscienza critica, giudicare. Privare stampa ed editoria della libertà di informare significa privare i cittadini del diritto di essere informati, di sapere. È una deduzione logica, oltre che banale.

E forse è  proprio questo che spaventa il Governo, di fronte ai grandi scandali che impazzano e a cui si deve cercare di dare un freno, anche se non etico. Questa trama di condizionamenti interni ed esterni, infatti, non potrà che distogliere l’attenzione della stampa dalle questioni più delicate e importanti, come la pubblica corruzione.

L’unica magra consolazione che resta é questa: di fronte a chi promuove di volta in volta attentati all’integrità della Costituzione, c’è chi tenta invece di difenderla.

Tantissimi gli appelli portati avanti in questi giorni da diversi enti, dalle testate giornalistiche che si sono listate a lutto, dai telegiornali, dagli editori e dai magistrati. La stessa stampa estera invita l’Italia a “non tacere”.

C’è più che mai la voglia di sensibilizzare gli italiani, le persone più comuni, a prendere consapevolezza della situazione e delle limitazioni a cui si andrebbe incontro.

Non è  un problema che interessa solo i giornali o determinate categorie professionali. Siamo ad un passo da un ennesimo pericoloso tassello di un processo distruttivo. Che distrugga quella che è la libertà imprescindibile in una società democratica, che dei regimi assoluti e delle sue restrizioni non deve avere più nulla se non il ricordo.

In quanto aspiranti giornalisti continuiamo ad esprimere in piena libertà il nostro diritto di informare.

Per firmare la petizione: http://nobavaglio.adds.it/



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