"L'Ateneo? Il motore dello sviluppo regionale". Intervista al Rettore Petrocelli

di Enrico Consoli


Il ddl Gelmini, la difficile situazione finanziaria dell'Ateneo barese, le prospettive future: di tutto questo abbiamo parlato con il Rettore dell'Università degli Studi di Bari Corrado Petrocelli.

Con il Ddl Gelmini l'Università italiana si prepara ad una svolta profonda: il mondo accademico e la politica si dividono sugli interventi proposti, mentre dagli studenti arrivano anche accuse di gioco allo sfascio e privatizzazione dell'università pubblica; qual é la posizione del Rettore Petrocelli sulla riforma?

Comincio da una premessa: senza soldi non c'é riforma che abbia senso e che possa funzionare. Quanto al contenuto, trovo anzitutto positiva la scelta di affidarsi ad un provvedimento in grado di ridefinire l'intero sistema dell'università pubblica e non ad una serie di interventi ad hoc; su alcuni aspetto della riforma c'è il consenso del mondo accademico: mi pare positiva la decisione di dare vita ad un reclutamento nazionale e credo che con i sorteggi, le commissioni nazionali e non locali ci dovrebbe essere una maggiore trasparenza, fermo restando la possibilità di un'ulteriore chiamata da parte delle università. C'é un'attenzione al codice etico, di cui noi ci siamo dotati già da tempo, mentre ho qualche riserva su come si sta impostando la riforma della Governance. I paletti vanno bene, purché siano i singoli atenei a decidere quanti dipartimenti e quante facoltà tenere in piedi; inoltre credo sia giusto dare maggiore potere al Senato accademico. Non credo invece che ci sia il rischio di una diminuzione delle rappresentanze studentesche: anzi, credo che passare da una situazione in cui ci sono 4-5 studenti su 30-40 membri ad una in cui ce ne sono 2 su 8 sia un miglioramento evidente per gli stessi rappresentanti degli studenti: i quali, ben inteso, devono continuare a svolgere il loro compito, chiedendo una didattica di qualità ed esercitando una funzione di controllo; ma devono anche saper sottolineare le cose positive.

E cosa ne pensa dell'ingresso di esterni nel Consiglio di Amministrazione? C'é chi parla di privatizzazione mascherata...

Sono favorevole all'ingresso di esterni in Cda, che potrebbero essere ad esempio rappresentanti degli enti locali con cui abbiamo rapporti. Ma anche sull'ingresso dei privati io non sono pregiudizialmente contrario: si può e si deve ragionare su questo, considerando che ad esempio oggi nel nucleo di valutazione c'è Alessandro Laterza, che rappresenta il mondo delle imprese. Ecco, si potrebbe dare spazio ai rappresentanti delle associazioni di categoria più che a quelli si singole imprese.

Lei si é espresso favorevolmente anche sugli interventi che riguardano la ricerca...

Dobbiamo favorire un ricambio, anche generazionale, all'interno del mondo accademico, e l'idea che un ricercatore dopo 6 anni o diventa un associato o se ne va mi pare buona. Ma ci dev'essere un paracadute per chi non ce la fa: magari potremmo fare in modo che trovi posto nella scuola, nelle biblioteche, nei musei e in altri enti pubblici e privati.

Passiamo alla situazione finanziaria dell'ateneo barese: il bilancio di previsione ha certificato una situazione finanziaria pesante e c'è chi dice che il buco ammonti a 65 milioni di euro. Data la situazione dobbiamo aspettarci un aumento delle tasse?

Guardi, anzitutto va detto che il disallineamento ammonta a 52 milioni di euro, dovuti ai tagli ministeriali e agli arretrati da pagare al personale: tenga presente che gli aumenti degli stipendi ci costano ogni anno 20 milioni di euro. In questa situazione é chiaro che dobbiamo pensare anche all'eventualità di un aumento delle tasse: e qui voglio essere sincero, trovo non ci sarebbe nulla di scandaloso. Le tasse non possono rimanere a vita le stesse se si aumentano i servizi, come noi abbiamo fatto in questi anni: ad ogni modo, se sceglieremo questa strada, verremo incontro agli studenti con una situazione economica meno favorevole. C'è poi una seria lotta all'evasione da fare, visto che c'è chi fa il furbo e non paga nulla pur avendo una situazione economica florida alle spalle.

I rappresentanti di Link, che hanno votato contro il bilancio di previsione, lamentano un taglio pesante ai servizi agli studenti. E' davvero così?

Noi continuiamo a lavorare per migliorare la didattica, la ricerca e i servizi agli studenti, ma dobbiamo fare i conti con i tagli selvaggi del Ministero; inizialmente avevamo optato per un taglio lineare del 50% su tutto, poi abbiamo invece scelto di fare un'eccezione per i servizi agli studenti, tagliando "solo" il 40% delle risorse. Mi dispiace che gli studenti abbiano votato contro, l'ho trovato un atto un po' immaturo.

Veniamo ad uno dei problemi più spinosi del nostro Ateneo: la mancanza di una sede adeguata per le facoltà di Scienze della Formazione. Quanto durerà ancora questa situazione al limite della decenza?

Questione complessa che stiamo cercando di risolvere. Un'ipotesi che stiamo valutando é quella di far nascere un vero e proprio campus umanistico che unisca le facoltà di Scienze Politiche, Giurisprudenza, Lingue e Scienze della Formazione, chiudendo via Suppa e utilizzando il Palazzo delle Poste e, perché no, il Palazzo dell'Enel. Il Senato accademico ha dato il suo assenso di massima ( e, recentemente, anche il Cda - n.d.r. ), vediamo un po' che succede.

Cosa pensa del sistema del diritto allo studio pugliese?

Nessuno sottolinea a sufficienza il fatto che la copertura delle borse di studio arrivi solo al 54,4%, ma nessuno mette in luce un altro aspetto della faccenda: l'Università viene incontro agli idonei non beneficiari, che non pagano le tasse. E io mi chiedo: é giusto che il nostro ateneo non riceva un centesimo per i 7.000 studenti in queste condizioni a cui noi veniamo incontro?  Quanto alle residenze per gli studenti fuori sede, mi permetta di ricordare il ruolo che il nostro Ateneo ha svolto per i progetti della casa dello studente di Largo Fraccacreta e per il collegio di via Acton a Taranto: abbiamo messo a disposizione gli immobili, abbiamo redatto il progetto e siamo riusciti a farcelo finanziare.

In conclusione, quali sono le prospettive dell'Ateneo barese?

Mi creda, le criticità non mancano, ma le prospettive non sono così nere. Vorrei che si parlasse anche dei risultati lusinghieri che stiamo ottenendo: penso ai nostri ricercatori che pubblicano nelle migliori riviste internazionali le loro scoperte o alle tante punte di eccellenza che ci rendono all'altezza del blasone e del prestigio di questa università. Lo abbiamo del resto ribadito il 15 gennaio, quando abbiamo inaugurato l'anno accademico alla presenza del Presidente della Repubblica Napolitano: l'università vuole essere "il grande motore dello sviluppo della regione", puntando sulla ricerca e sull'innovazione. Se ne rendano conto tutti: tutto questo é possibile a patto che ci sia un finanziamento adeguato.

 



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