SAN(MORI)REMO TUTTI

Presentatori Sanremo 2012

Quest’anno a Sanremo va in scena l’abbondanza.

La gioventù alle prime armi straripa, esonda, erutta al punto che a Papaleo è venuta l’acne juvenilis. Saranno stati i volti freschi e nuovi dei Matia Bazar e di tale Eugenio Finardi a far stramazzare dalla sorpresa la giuria con tutti i suoi arnesi di voto? Non si sa. E poi, il vestito rosso di Silvia e il completo total black di Eugenio? Avanguardia pura!

L’altro elemento che certo non manca in questa 62° edizione è l’allegria: la travolgente euforia dei Marlene Kuntz, di Arisa e di Samuele Bersani ha contagiato l’intera nazione, regalando al festival quasi il 50% di share. L’euforia, o la botta di sonno immediata che ha impedito a metà del paese di cambiare canale. L’audacissima tunica color monaca di Monza di Arisa incanta le fashion victims, e scommetto che il look minimal dei Marlene, con in più il tocco glam dell’espressione funereo-depressiva, sarà il must della p/e 2012. Come ho già detto, il total black è avanguardia pura.

Afferrano subito la lezione di stile i vivacissimi Iohosemprevoglia (continuate così ragazzi, e vedrete che la musa di “Incredibile” recepirà il messaggio e la mano non sarà l’unica cosa che vi darà) e Francesco Renga (ho sentito il suo smoking gridare vendetta sotto la finta aria blasé).

Sempre della serie “alla faccia della crisi” abbondano, anche e soprattutto, i fisici dei protagonisti della lunga notte di (tu chiamala se vuoi) musica. Al di là dei cingolati che Morandi usa al posto delle mani, come tacere del momento di artistica poesia in cui Ivana Mrazova ondeggia sul palco cinguettando “le mie sono più grandi”? Cara Ivana, da donna a donna: io avrei abbondato fratturandomi qualche altro osso in maniera da non perdere la faccia in questa carneficina, magari risparmiando su qualche metro di strascico: se il tuo nome non è Kate Middleton i fiumi di seta puoi anche scordarteli. Per non parlare delle paillettes, cielo, così inverno 2010! Pensaci. (a proposito di paillettes, Marco Guazzone nel dubbio si rifà direttamente ai favolosi Seventies. Devo commentare?).

Comunque sia. E’ giusto riconoscere, per questione di onestà intellettuale, che quando era possibile i costi eccessivi sono stati tagliati. Lodevole l’iniziativa di riciclare l’arazzo di famiglia per l’abito della Canalis, e la rinuncia all’intimo da parte di Belen. Del resto è vero, un tanga color carne avrebbe fatto a cazzotti con quella meravigliosa armonia cromatica di indaco-oro-ceruleo-rosa shocking, brava Belen, pollice in su per te!

Si è fatta sentire anche l’assenza delle barbe di Pierdavide Carone e Alessandro Casillo, compensata per fortuna da una coppia di voci calde e virili, e dei capelli di Nina Zilli.

Non pensiate però che quella volpe di Gianni Morandi si sia fatto mancare troppo! Qualcosa in cui hanno strafatto quest’anno c’è: le denunce.

Nella notte fra il 15 e il 16 febbraio, delegati delle associazioni consumatori provenienti da tutta Italia si sono riuniti per querelare, nell’ordine: il parrucchiere di Chiara Civello, i costumisti di Giulia Anania, Noemi, Irene Fornaciari (ignari della sottile linea che separa “vintage” da “sono una pensionata napoletana e oggi vado al mercato”) e dei fratelli Gallagher versione poraccia (anche noti come Bidiel), e i curatori d’immagine di Emma Marrone. Apprezziamo l’impegno col quale avete creato l’outfit più ignobile che si sia visto sul palco dell’Ariston dai tempi di Anna Oxa, ma le migliaia di occhi che hanno sanguinato alla vista di quegli immondi sandali in PVC vanno risarciti.

Assenti giustificati dalla lista dei querelati, gli stilisti che hanno vestito Loredana Bertè (perché noi, con i non vedenti, non ce la prendiamo) e Gigi D’Alessio (il responsabile dello scempio, Immanuel Kasto, è stato recentemente dichiarato incapace d’intendere e di volere).

Concludo con la speranza che la tangibile presenza di Federico Moccia tra gli autori ispiri i suoi milioni di fan nel modo migliore: ragazze e ragazzi, di ogni luogo e di ogni età, prendete tutti insieme i vostri lucchetti dell’amore, marciate alla volta del paese dei fiori, chiudeteli e buttate la chiave nel mare. Attenti però! Solo dopo averli saldamente fissati alle porte dell’Ariston.



Aggiungi commento

I commenti possono essere moderati. Se non lo vedi comparire subito non reinserirlo più volte. Grazie per la gentile collaborazione...


Codice di sicurezza
Aggiorna